E’ TEMPO DI FAVE

È tempo di fave!

Vegetale dalla personalità schietta e genuina, caratterizzato da freschezza, consistenza croccante, sapore erbaceo e retrogusto amarognolo: le fave o si amano o si odiano. Simbolo della primavera, sono consumate di frequente durante i primi pic-nic della stagione, anche grazie alla loro connotazione conviviale, che porta volentieri a condividerle, sbucciarle e consumarle in compagnia.

Reperibile nei mercati da aprile a giugno e diffuso in alcune regioni italiane più che in altre, questo legume può aiutare a scongiurare la spossatezza primaverile, per il suo apporto di proteine, vitamine, ferro e altri sali minerali.

È sicuramente più gustoso consumare le fave fresche crude, quando sono tenere e non troppo grosse, ma ben sviluppate e rigonfie nel loro baccello. Se si vogliono cuocere, prediligere cotture brevi che ne mantengano intatte proprietà e caratteristiche organolettiche: appena scottate in acqua bollente o al vapore, per esempio.

Le fave chiedono abbinamenti semplici. Gustarle da sole, come snack, o cosparse appena di sale grosso, pepe nero macinato al momento e un po’ di olio extra-vergine d’oliva. Magari accompagnate da un pane fatto in casa con lievito madre e una bottiglia di vino bianco fresco beverino.

Nel caso abbiate fave in abbondanza e voglia di sperimentare, una proposta di ricetta: una variante del classico hummus di ceci, ma realizzato, appunto, con le fave fresche. Si consiglia di utilizzare quelle tardive, più grosse e toste, poiché più ricche di amido e, tra l’altro, meno piacevoli da mangiare crude.

Hummus di fave

  • Da 1 kg a 1 kg e mezzo di baccelli di fave
  • 1 scalogno
  • 1 spicchio d’aglio
  • Succo di mezzo limone
  • Mezzo cucchiaino di cumino in polvere
  • Un pizzico di peperoncino in polvere
  • Pepe nero macinato fresco
  • Sale grosso integrale
  • 3 cucchiai di olio extra-vergine di oliva
  • Un mazzetto di aneto fresco

Articolo curato da Serena Boschi

Scrittrice, redattrice e traduttrice sammarinese – è appassionata di tutto ciò che riguarda il cibo (e il vino). Ama scoprire nuovi ristoranti, così come trascorrere ore e ore a sperimentare in cucina. Da membro attivo del suo gruppo Slow Food locale, Serena organizza e promuove iniziative che valorizzano la cucina e la produzione del suo territorio.