GLIFOSATO? CONOSCIAMOLO MEGLIO

È sicura la pasta che mangiamo?

C’è ancora polemica e confusione attorno alla questione glifosato, dal momento che sta venendo ritrovato in alcuni dei cibi che fanno parte della nostra dieta quotidiana, come pasta e legumi. Il glifosato è l’ingrediente principale dell’erbicida disseccante più efficace e, per questo, diffuso al mondo. È usato largamente in agricoltura, ma anche nella gestione del verde urbano. Nel caso della pasta serve anche ad accelerare l’asciugatura del grano duro, specie in quei paesi dove il clima non è abbastanza caldo e secco.

In Italia, per soddisfare la richiesta di pasta, acquistare grano dall’estero è quasi inevitabile. Il guaio è quando questo non viene dichiarato esplicitamente in etichetta, ingannando il consumatore che crede di acquistare un prodotto nazionale genuino. Nonostante ciò, ci sono alcuni marchi che riescono a utilizzare solo grano coltivato in Italia, dove l’uso del glifosato non è massiccio come lo è in paesi come Canada e Stati Uniti. Per tutelarsi, occorre fare più attenzione alle etichette e preferire pasta biologica prodotta con grano 100% italiano.

Anche se la quantità di glifosato riscontrata nei campioni di pasta delle aziende leader in Italia è sotto i limiti consentiti e non dovrebbe causare danni, il glifosato è stato classificato come potenzialmente cancerogeno dalla IARC (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro).

Questa storia però non è solo questione di cattiva informazione, ma di poca trasparenza. Sembra infatti che possano essere proprio le agenzie di sicurezza alimentare incaricate di analizzare i livelli di glifosato (in particolare la EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) a “dimenticarsi” di fornire alcuni dettagli sulla pericolosità dello stesso e a controbattere alla precedente dichiarazione di cancerogenicità. Pare che numerose pagine della ricerca siano state copiate direttamente da un rapporto della Monsanto, il gigante americano dei pesticidi che ha commercializzato il glifosato negli anni ’70 con il nome di Roundup.

La Comunità Europea ha approvato l’uso del glifosato in Europa nel 2002, richiedendo periodiche verifiche dei suoi effetti su ambiente ed esseri umani, e nel 2012 è partita una riconsiderazione che va avanti ancora oggi. Perlomeno in Italia, nel 2016, l’uso del glifosato è stato bandito dalla cura del verde pubblico, soprattutto in quelle zone frequentate dalla popolazione, come parchi e giardini. Nei giorni scorsi il Parlamento Europeo ha istituito una Commissione Speciale incaricata, per i prossimi nove mesi, di indagare riguardo alla trasparenza delle agenzie sovranazionali per la sicurezza alimentare e di rivedere le procedure di autorizzazione all’uso dei pesticidi nell’Unione Europea.

In ogni caso, sappiamo già bene che pesticidi e diserbanti, seppur assunti in quantità minime, non ci fanno certo bene, senza contare gli effetti negativi che hanno sui terreni stessi dove vengono utilizzati e sul bestiame che ne viene a contatto.

Articolo curato da Serena Boschi

Scrittrice, redattrice e traduttrice sammarinese – è appassionata di tutto ciò che riguarda il cibo (e il vino). Ama scoprire nuovi ristoranti, così come trascorrere ore e ore a sperimentare in cucina. Da membro attivo del suo gruppo Slow Food locale, Serena organizza e promuove iniziative che valorizzano la cucina e la produzione del suo territorio.