VINO VEGANO E BIO, COME E PERCHE’

Rosso o bianco che sia, il vino è una passione che accomuna milioni di persone in tutto il mondo.

E’ una passione che ha radici lontane e che oggi è un mondo senza confini e in continua evoluzione.

Accanto alle diatribe di sempre come quelle tra vini italiani e francesi, nascono nuove categorie come i vini naturali e biodinamici e si fa spazio una crescente curiosità verso questo mondo che fa impennare i corsi di approfondimento e definire i calici con termini sempre più sofisticati.

Oggi c’è una novità per i sostenitori del cruelty free a tutto tondo: il vino vegano, che rappresenta una innovazione nel settore della viticoltura in Italia.

Eh già, perché il vino non è già Bio Vegan per definizione, ma spesso lavorato con  derivati di origine animale e solfiti.

I commensali spesso ignorano che dentro ai loro calici si nasconde una minaccia per la salute: l’aggiunta di solfiti.

Queste sostanze chimiche sono impiegate comunemente nell’industria agroalimentare come conservanti ed un eccessivo consumo di questi può provocare sintomi sgradevoli, come ad esempio il mal di testa.

Il vino biologico viene prodotto seguendo rigide normative e subisce maggiori controlli, quindi non solo non vengono introdotti solfiti aggiuntivi ma è genericamente un prodotto più sicuro rispetto ad altri.

Inoltre l’uva proveniente da agricoltura biologica non subisce trattamenti con fertilizzanti chimici, restituendo un prodotto di maggiore qualità: integro, ricco di sostanze utili per l’organismo umano e dal sapore autentico.

A quale scopo?

Nella produzione del vino, oltre all’uva possono essere utilizzati coadiuvanti tecnologici anche di origine animale, sostanze utilizzate per favorire un determinato processo che dopo aver assolto alla funzione vengono successivamente eliminate.

I più comuni sono i “chiarificanti”, materiali attraverso i quali viene fatto passare il vino per renderlo limpido e privo di impurità. Parliamo di albumina d’uovo, caseina e i caseinati, colla d’ossa, colla di pesce e gelatina, sostanze contrarie alla scelta vegana.

Non solo, spesso troviamo utilizzati anche colle, inchiostri e altri prodotti di origine animale per etichettatura, il confezionamento e quant’altro.

Come riconoscere un vino vegan?

Oggi ci troviamo di fronte ad un vuoto di regolazione europea e nazionale sui sistemi di certificazione vagana.

Esistono però  sul mercato marchi che identificano la caratteristica Vegan, in particolare il marchio VeganOK, il più diffuso standard etico al mondo.

Il disciplinare VeganOK contiene una nota specifica per il vino al punto 3  “tipologia ingredienti/materiali”.

** “Per gli alcolici non è consentito l’uso di prodotti di origine animale per la chiarificazione e stabilizzazione del prodotto come ad esempio albumina, caseina, colla di pesce, gelatine animali, ecc.”

** Per l’etichettatura “non è consentito l’uso di colle, inchiostri, lubrificanti di origine animale o qualsiasi altro materiale di origine animale per l’etichettatura e il confezionamento del prodotto.”

** L’etichetta non deve contenere indicazioni che fanno riferimento al consumo del vino in abbinamento a piatti di origine animale .

La richiesta è in aumento?

Da un paio di anni a questa parte stiamo assistendo a una crescita significativa di interesse e di certificazioni.

Questa richiesta deriva dal fatto che i consumatori sono sempre più attenti alle caratteristiche degli alimenti che consumano e in modo particolare all’assenza di ingredienti ottenuti con l’uccisione e lo sfruttamento di animali.

Questa la classifica delle regioni italiane più virtuose, con una maggiore presenza di aziende viticole vegane:

* la Toscana con il 28%, 

* l’Abruzzo con il 20%

* il Piemonte con il 17%.

Se qualche anno fa non sentivamo nemmeno parlare di vino vegano, oggi questa è una realtà concreta che dimostra che le persone che tendono verso un modello di vita eticamente consapevole e sostenibile sono sempre di più  e quindi un futuro crulty free ad un passo più vicino.